Pediatra rivela ai nonni il metodo per fermare i capricci dei nipoti: è l’opposto di quello che facevamo con i nostri figli

Quando un bambino si getta a terra urlando perché ha perso a un gioco da tavolo, o scoppia in lacrime perché il gelato che desidera non è disponibile, molti nonni si sentono attraversare da un’ondata di panico. Quella sensazione di inadeguatezza è più comune di quanto si pensi: gestire le crisi emotive dei nipoti rappresenta una delle sfide più intense per chi è abituato a un ruolo principalmente affettivo e voluttuario nella vita dei piccoli.

Perché i capricci mettono in difficoltà proprio i nonni

La generazione dei nonni di oggi ha cresciuto i propri figli in un’epoca differente, dove gli approcci educativi erano spesso più direttivi e meno focalizzati sulla comprensione emotiva. Frasi come “smettila immediatamente” o “i bambini non si comportano così” appartenevano al repertorio standard. Oggi la ricerca sullo sviluppo cerebrale mostra che il cervello infantile non possiede ancora gli strumenti per autoregolarsi completamente: le regioni prefrontali maturano gradualmente dall’infanzia fino alla prima età adulta, con un completamento dei principali processi di maturazione tra la tarda adolescenza e i 20-25 anni.

Questa consapevolezza scientifica crea nei nonni un doppio disagio: da un lato intuiscono che servono strategie diverse da quelle che hanno utilizzato come genitori, dall’altro non dispongono sempre degli strumenti pratici per metterle in atto. Inoltre, vedendo i nipoti meno frequentemente rispetto ai genitori, faticano a riconoscere i segnali premonitori di una crisi imminente.

Cosa succede realmente durante una crisi di frustrazione

Quando un bambino tra i 2 e i 7 anni attraversa un momento di forte frustrazione, il sistema limbico tende a dominare sull’attività delle aree corticali deputate al controllo e alla regolazione, specialmente in condizioni di stress. Il piccolo non sta facendo i capricci per manipolare, ma sta vivendo una reazione emotiva intensa in cui la capacità di autocontrollo è ridotta: nei primi anni di vita i sistemi di autoregolazione sono ancora in via di sviluppo e dipendono fortemente dal supporto dell’adulto.

Comprendere questo meccanismo rappresenta il primo passo fondamentale per i nonni. Il bambino non è cattivo o maleducato: sta vivendo un’esperienza emotiva che, dal punto di vista neurobiologico, non può ancora gestire in autonomia. Questa prospettiva trasforma radicalmente l’approccio alla crisi.

Strategie concrete che funzionano davvero

La tecnica della presenza calma

Durante una crisi, il bambino ha bisogno di un’ancora emotiva. I nonni possono diventare questa ancora rimanendo presenti, avvicinandosi fisicamente in modo non minaccioso, abbassandosi alla sua altezza e respirando lentamente. La regolazione co-emotiva — il processo attraverso cui un adulto aiuta un bambino a modulare i propri stati emotivi — è ampiamente studiata nella ricerca sullo sviluppo socio-emotivo: la capacità del bambino di autoregolarsi si costruisce inizialmente attraverso la coregolazione con il caregiver.

Il sistema nervoso del bambino tende a sincronizzarsi con quello dell’adulto, attraverso meccanismi di sintonizzazione e regolazione condivisa. La presenza calma e sicura dell’adulto favorisce uno stato di maggiore regolazione nel bambino, anche senza bisogno di parole.

Nominare l’emozione senza giudicarla

Anziché dire “non c’è motivo di piangere così”, provate con: “Vedo che sei arrabbiatissimo perché volevi continuare a giocare”. Questa tecnica, chiamata etichettatura emotiva, è stata ampiamente studiata: nominare le emozioni è associato a una riduzione dell’attivazione dell’amigdala e a una maggiore attivazione di regioni prefrontali implicate nella regolazione.

Sentirsi compresi riduce l’intensità della crisi più rapidamente rispetto al rimprovero: le ricerche mostrano che i bambini i cui adulti riconoscono e verbalizzano le emozioni presentano una migliore regolazione emotiva e meno comportamenti problematici nel tempo.

Il potere delle scelte limitate

I bambini attraversano fasi in cui il bisogno di autonomia è molto forte. Durante situazioni potenzialmente critiche — il momento del pasto, il cambio di attività — offrire due opzioni accettabili restituisce loro un senso di controllo: “Vuoi la mela a pezzetti o intera?” oppure “Preferisci mettere via prima i pennarelli o i puzzle?”

Questa strategia rientra nelle pratiche di scelta guidata utilizzate in diversi programmi di educazione positiva: proporre scelte limitate può ridurre i comportamenti oppositivi e aumentare la collaborazione nei bambini in età prescolare.

Quando la crisi è già esplosa: il protocollo di intervento

Esistono momenti in cui nessuna prevenzione funziona. In questi casi, i nonni possono seguire questi passaggi:

  • Garantire la sicurezza fisica: rimuovere oggetti pericolosi e assicurarsi che il bambino non possa farsi male
  • Ridurre gli stimoli sensoriali: abbassare luci, spegnere televisione o radio, creare uno spazio più tranquillo
  • Offrire un oggetto confortante: un peluche, una copertina, qualcosa di morbido da stringere
  • Aspettare senza pressione: la tempesta emotiva ha bisogno di tempo per diminuire. Tentare di sopprimere o bloccare rapidamente l’emozione può essere meno efficace di strategie di accettazione e supporto
  • Riconnettersi con affetto: quando il bambino si calma, un contatto affettuoso contribuisce a riparare la relazione e a ristabilire un senso di sicurezza

L’errore che alimenta le crisi invece di risolverle

Molti nonni, nel tentativo di fermare rapidamente il pianto, cedono immediatamente a ciò che il bambino richiede. Quando un comportamento viene seguito a volte da un risultato desiderato e a volte no, si parla di rinforzo intermittente: questo tipo di rinforzo tende a rendere il comportamento più resistente all’estinzione.

Applicato ai capricci, ciò significa che se qualche volta il bambino ottiene ciò che vuole aumentando l’intensità della crisi, è più probabile che in futuro ripeta e intensifichi quel comportamento. Mantenere i limiti stabiliti, pur rimanendo empatici verso l’emozione, è coerente con gli approcci di disciplina autorevole, associati a migliori esiti di regolazione emotiva e comportamentale nei bambini.

La frase chiave diventa: “Capisco che tu sia arrabbiato, e io rimango qui con te. La risposta però non cambia”. Questa posizione ferma ma amorevole combina calore e sostegno con limiti chiari, favorendo nei bambini sicurezza e capacità di autoregolarsi.

Quando tuo nipote fa i capricci tu di solito?
Cedo subito per farlo smettere
Resto calmo e nomino le emozioni
Dico smettila come facevo coi miei figli
Chiamo immediatamente i genitori
Mi sento completamente inadeguato

Il dialogo essenziale con i genitori

La coerenza educativa tra genitori e nonni rappresenta un fattore protettivo importante per il benessere del bambino: la collaborazione e la coerenza tra figure di accudimento sono associate a minori problemi comportamentali e a un miglior adattamento del bambino.

Prima di gestire i nipoti da soli, una conversazione aperta sui limiti, sulle regole familiari e sulle strategie utilizzate dai genitori può prevenire confusione e conflitti. I bambini percepiscono le incongruenze tra adulti significativi e possono mostrare più comportamenti oppositivi quando le regole non sono chiare o variano molto da un contesto all’altro.

Chiedere ai genitori “Come gestite voi questa situazione?” non è un segno di debolezza, ma di collaborazione. Ogni famiglia ha la propria cultura emotiva, e il rispetto di questa cultura rafforza l’alleanza educativa e il senso di sicurezza del bambino.

Trasformare le difficoltà in opportunità di crescita

Affrontare insieme una crisi emotiva, quando gestita con presenza e compassione, può diventare occasione di crescita per il bambino e per l’adulto. Non è l’assenza di momenti difficili a costruire relazioni sicure, ma la capacità di attraversarli insieme e di ristabilire il legame.

I nipoti tenderanno a ricordare l’adulto che è rimasto accanto a loro nei momenti difficili e ha aiutato a dare un senso alle emozioni intense, piuttosto che chi ha ignorato o minimizzato ciò che provavano. L’autenticità delle relazioni si costruisce anche attraversando insieme le tempeste emotive, non solo godendo dei momenti felici.

La sensazione di impotenza si può trasformare gradualmente in competenza emotiva: adulti che supportano, nominano e validano le emozioni dei bambini contribuiscono allo sviluppo di abilità fondamentali per la vita, come l’autoregolazione, l’empatia e le capacità sociali. Questo è un dono prezioso che i nonni possono offrire ai nipoti, e che arricchisce profondamente entrambi.

Lascia un commento