Stasera in tv Zamora con Neri Marcorè: candidato ai David di Donatello, lo ricordano in pochi ma è un piccolo capolavoro italiano

In sintesi

  • 🎬 Zamora
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • ⚽ Una commedia agrodolce ambientata negli anni ’60 che racconta la crescita personale di un contabile timido, ribattezzato “Zamora” in azienda, tra ironia malinconica, calcio come metafora sociale e una Milano d’epoca ricostruita con cura.

Zamora, Neri Marcorè, Alberto Paradossi, Roberto Perrone. Bastano questi nomi per capire che il film di prima serata su Rai 1 promette una serata ricca di atmosfera anni ’60, ironia malinconica e un tocco di culto calcistico. Oggi, mercoledì 14 gennaio 2026, alle 21:30 Rai 1 propone Zamora, l’esordio alla regia di Marcorè tratto dal romanzo di Perrone: una scelta perfetta per chi ama le storie italiane dal sapore vintage e le commedie agrodolci che parlano molto più di quanto sembri.

Zamora e le ragioni per cui è il titolo più interessante della serata

Ambientato negli anni ’60, il film segue le disavventure di Walter Vismara, interpretato da un sorprendente Alberto Paradossi, contabile timido e rigidissimo che dalla provincia di Vigevano approda alla Milano in pieno boom economico. È un personaggio quasi da fumetto esistenzialista: vittima del proprio carattere, di un ambiente aziendale competitivo e soprattutto dell’insopportabile ingegner Gusperti, che lo ribattezza “Zamora” come il portiere spagnolo degli anni ’30 famoso per parate leggendarie. L’ironia? Walter non solo non è un portiere… ma detesta lo sport.

A rendere tutto ancora più gustoso è la figura del Cavalier Tosetto, interpretato da Giovanni Storti. Il capo “avveniristico” che impone ai dipendenti epiche partite aziendali tra single e sposati è una perfetta caricatura dei manager illuminati del boom, fissati con il “folber”, come lo chiama lui. Storti porta nel film quell’energia surreale che abbiamo amato nei suoi lavori con Aldo e Giacomo, ma in un registro più sfumato e drammatico. Un equilibrio che non è facile azzeccare.

Un film su Zamora che parla di calcio e di identità

La cosa affascinante di Zamora è che usa il calcio come metafora e non come tema centrale. Non è un film sportivo. È un racconto di crescita in cui il pallone diventa una forma di oppressione sociale, di bullismo aziendale, di omologazione maschile. Un’idea molto anni ’60 e allo stesso tempo molto attuale, soprattutto per chi ha vissuto almeno una volta l’imbarazzo della partita aziendale obbligatoria.

La regia di Neri Marcorè sorprende per delicatezza e minimalismo. Il suo passaggio dal comico televisivo al cinema d’autore è uno degli aspetti più nerd e interessanti del progetto: qui si percepisce un amore profondo per il romanzo di Perrone e la volontà di mantenerne lo spirito malinconico. Anche la fotografia di Duccio Cimatti, tanto apprezzata da essere protagonista di una masterclass al Sudestival 2026, ricostruisce una Milano che non esiste più, sospesa tra modernità scintillante e rigida disciplina aziendale.

Non a caso il film ha ottenuto due candidature ai Nastri d’Argento e una ai David di Donatello. Merito del tono unico, a metà tra commedia di costume e dramma esistenziale, una combinazione che raramente si vede nel cinema italiano recente.

  • Un protagonista anti-eroe che ricorda certi personaggi di Comencini o Monicelli.
  • Un mondo aziendale ricostruito con una cura storica che farà impazzire gli appassionati di estetica anni ’60.

Da fan, uno dei dettagli più divertenti è proprio il riferimento a Ricardo Zamora, il portiere spagnolo che negli anni ’20 e ’30 era considerato una divinità calcistica. Un soprannome perfido, che diventa chiave narrativa: Walter diventa “Zamora” suo malgrado, e proprio fingendo di essere ciò che non è si trova costretto a crescere. Per chi ama le metafore sportive, questo film è una piccola miniera di citazioni.

Perché vale la serata

In un panorama televisivo spesso dominato da blockbuster stranieri o repliche rassicuranti, Zamora rappresenta un’altra cosa: un film italiano moderno, colto, che racconta una fase del nostro Paese con occhio affettuoso ma non nostalgico. C’è lo sguardo di chi è cresciuto con il mito del boom economico, ma anche la consapevolezza che dietro l’ottimismo dell’epoca si nascondevano pressioni enormi, frustrazioni e identità soffocate.

È il tipo di cinema che fa bene rivedere in prima serata: lento al punto giusto, elegante, ironico, e capace di lasciare qualcosa addosso. Marcorè dimostra un piacere autentico nel lavorare con gli attori, e Paradossi trova un ruolo che potrebbe definirne la carriera. Una storia piccola nelle dimensioni ma grande nell’emozione.

Se stasera cercate un film che abbia un cuore, una memoria e un punto di vista, Rai 1 con Zamora ha fatto la scelta giusta.

Qual è il dettaglio più affascinante di Zamora?
La Milano anni 60
Il soprannome da portiere
Walter anti-eroe timido
Le partite aziendali forzate
La regia di Marcorè

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