In sintesi
- 🎬 Prima di noi
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- 📖 Serie drammatica che racconta la saga della famiglia Sartori nel Novecento italiano, tra scelte difficili, colpa, crescita dei figli e il peso della storia, con una regia d’autore e un forte impatto emotivo e culturale.
Prima di noi, Daniele Luchetti, Linda Caridi, Andrea Arcangeli, Rai 1: basta pronunciare questi nomi per capire che stasera, 11 gennaio 2026, ci aspetta una di quelle serate televisive dense, emozionanti e costruite con una cura quasi cinematografica. La seconda puntata della serie tratta dal romanzo di Giorgio Fontana porta in prima serata gli episodi 3 e 4, due capitoli fondamentali della saga dei Sartori, quella famiglia che attraversa il Novecento italiano diventandone specchio, ferita e memoria.
Prima di noi su Rai 1: perché merita la visione stasera
Questa settimana la fiction Rai raggiunge uno dei suoi snodi decisivi: il tradimento di Maurizio, la tensione crescente del fascismo, la gioventù inquieta dei figli e, soprattutto, quel gelo che ghermisce il protagonista in un finale tanto struggente quanto simbolico. Gli episodi di questa sera sono di quelli che restano incollati addosso perché mostrano la serie al massimo della sua potenza narrativa: epica, intima, storica e profondamente umana.
Luchetti e Santella dirigono con una consapevolezza rara nel panorama italiano, scegliendo un ritmo che alterna momenti quasi contemplativi a improvvise accelerazioni emotive. È la stessa formula che ha reso grandi altre saghe televisive nostrane, ma qui c’è una radice popolare e friulana che aggiunge un sapore unico: il Cjalcjut, il folclore, la neve che diventa coscienza, la terra che pesa come un’eredità.
Prima di noi episodi 3 e 4: trama, personaggi e momenti chiave
Siamo nel 1930: la famiglia Sartori non è più quella fragile e speranzosa dei primi episodi. I tre figli crescono, ciascuno con un destino che comincia a prendere una direzione precisa. Gabriele osserva il mondo con un occhio curioso e un po’ intellettuale, Domenico vive le sue inquietudini senza ancora riuscire a dar loro un nome, Renzo si lascia trascinare dalla vitalità e dalla voglia di fuggire dai limiti del paese. Sullo sfondo, però, si muove un’ombra lunga: quella dei fascisti Becchiarutti.
Maurizio, interpretato da un Andrea Arcangeli che sfodera una delle sue prove più intense, viene ricattato. La sua diserzione di Caporetto diventa un’arma nelle mani del regime. Da buon padre vorrebbe resistere, ma quando il ricatto tocca i figli è costretto a piegarsi e tradire gli antifascisti del paese. È uno di quei momenti narrativi che segnano un personaggio per sempre e che illuminano, con una certa brutalità, il confine labile tra vigliaccheria e sopravvivenza. La serie è abilissima nel non giudicare: mostra, mette in tensione, lascia allo spettatore il compito di leggere la complessità morale.
L’episodio 4 ci porta nel 1938, in un’Italia che sente avvicinarsi un’altra guerra. Nadia vive la perdita della madre, i figli cercano il proprio posto, e Maurizio è ormai logorato dal senso di colpa. Il ritorno di Leone, l’amico tradito, è uno dei momenti più belli e dolorosi della serie: due uomini che si guardano sapendo che tra loro c’è un abisso, ma che in quell’abisso provano comunque a parlarsi.
E poi c’è il finale. Maurizio che si mette in cammino verso il cineclub del figlio, in una notte gelida, forse per riconciliarsi, forse per sentirsi finalmente un padre presente. E quel gesto di fermarsi ad aiutare una donna per strada è così umile e così grande da diventare quasi mitico. Un ultimo tentativo di espiare? Un riflesso naturale di bontà? La serie non risponde, ma la sua morte nel gelo sembra chiudere un cerchio perfetto: l’uomo che aveva vissuto inseguito dalla colpa, stritolato dalla storia e schiacciato dal Cjalcjut interiore, si spegne proprio quando tenta di fare del bene. Un gesto che racconta più di mille parole sulla complessità dell’essere umano.
- Il tema della colpa si intreccia magistralmente con il contesto storico, rendendo Maurizio una figura quasi dostoevskiana.
- La crescita dei tre figli prepara lo spettatore alla grande saga generazionale che esploderà nelle puntate successive.
Cast stellare e regia d’autore
La serie vive di volti che riescono a farsi memoria del periodo storico. Linda Caridi costruisce una Nadia di una verità impressionante: concreta, stanca, forte perché costretta ma mai vittima del suo destino. Maurizio Lastrico e Matteo Martari, interpreti dei figli adulti, danno un’energia nuova alla storia, con una chimica che si avverte anche nelle scene più brevi.
La regia di Luchetti e Santella si distingue per una sensibilità quasi da cinema d’autore: attenzione ai dettagli d’epoca, scelte di luce che raccontano stati d’animo, e un uso delle location friulane che trasforma il paesaggio in un personaggio vero e proprio. Le montagne, la neve, le strade sterrate sembrano respirare con i protagonisti.
Un impatto culturale da non sottovalutare
Prima di noi potrebbe diventare, negli anni, una di quelle serie che si studiano quando si parla di fiction storica italiana. Ha lo spessore narrativo delle grandi saghe del passato, ma aggiunge una componente quasi antropologica: racconta la storia del paese attraverso la storia di una famiglia, e lo fa senza retorica, affidandosi ai simboli e alla verità delle piccole cose.
Gli episodi di stasera, in particolare, mettono in scena un’Italia spesso dimenticata: quella delle scelte difficili, dei compromessi dolorosi, dei padri imperfetti e delle madri che tengono in piedi il mondo. È una finestra su un passato che continua a parlarci, perché le sue ferite, in fondo, sono ancora parte del nostro presente.
Se amate le storie familiari che diventano epiche, se vi affascina il Novecento italiano raccontato attraverso occhi comuni, o se semplicemente cercate una serie che abbia coraggio e profondità, questa sera Rai 1 merita tutta la vostra attenzione. Gli episodi 3 e 4 di Prima di noi non sono solo intrattenimento: sono memoria, emozione e grande televisione.
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