Quando scegliamo una bevanda vegetale al supermercato, convinti di fare una scelta sana per i nostri bambini, raramente ci soffermiamo a leggere con attenzione ciò che l’etichetta racconta davvero. Il latte di mandorla, protagonista della crescita del mercato delle bevande vegetali negli ultimi anni, nasconde infatti aspetti che meritano un’analisi approfondita. Le indagini di mercato mostrano che le bevande vegetali a base di mandorla sono tra le più vendute nel segmento plant-based in Europa. Dietro il packaging accattivante e le promesse di naturalità si celano questioni che ogni genitore dovrebbe conoscere prima di riempire il carrello.
La percentuale di mandorle: un dato che sorprende
La prima sorpresa arriva quando si esamina la composizione effettiva di queste bevande. Mentre l’immaginario collettivo associa il latte di mandorla a un prodotto ricco e nutriente, la realtà dei fatti è che molte bevande industriali contengono una percentuale di mandorle che oscilla in genere tra l’1% e il 5%, spesso intorno al 2-3%, come riportato dalle stesse etichette di prodotti molto diffusi sul mercato.
Questo significa che il restante 95-98% è costituito principalmente da acqua, con eventuali altri ingredienti come oli vegetali, stabilizzanti, aromi, zuccheri o dolcificanti. Le mandorle sono effettivamente apprezzate per il loro contenuto di grassi insaturi, proteine, vitamina E e minerali come magnesio e calcio. Tuttavia, quando la loro presenza in una bevanda è così ridotta, anche il contenuto di questi nutrienti per 100 ml risulta molto inferiore rispetto alla frutta secca intera.
Per compensare la scarsa presenza dell’ingrediente principale o per ottenere una consistenza e un sapore graditi, i produttori ricorrono a una serie di aggiunte che modificano la natura del prodotto rispetto alla semplice mandorla frullata in acqua.
Gli ingredienti che costruiscono consistenza e sapore
Un’analisi attenta dell’etichetta rivela la presenza di componenti che non sempre corrispondono all’idea di prodotto fatto solo di mandorle e acqua. Gli addensanti e stabilizzanti sono comuni in molte bevande a base di mandorla. Troviamo gomme come la gomma di gellano, la gomma di guar o la gomma di xantano, utilizzate per conferire una consistenza più cremosa e per mantenere omogenee le particelle in sospensione.
La carragenina, un tempo presente in alcune bevande vegetali, è stata rimossa da diversi produttori europei dopo il dibattito scientifico sul suo potenziale effetto irritativo nella forma degradata. Oggi compaiono più spesso altre gomme e stabilizzanti che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare considera sicure alle dosi d’uso consentite.
Gli aromi, naturali o naturali-identici, vengono utilizzati per intensificare il sapore di mandorla quando la percentuale dell’ingrediente è bassa. La loro presenza, dichiarata in etichetta come aroma naturale o aroma naturale di mandorla, indica che il gusto del prodotto è in parte costruito tramite aromatizzazione e non deriva esclusivamente dalla quantità di mandorle utilizzata.
La questione degli zuccheri aggiunti risulta particolarmente rilevante nei prodotti destinati ai bambini. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di limitare gli zuccheri liberi a meno del 10% dell’energia giornaliera, con un ulteriore target desiderabile di meno del 5%. In molte bevande di mandorla sono presenti zuccheri aggiunti come saccarosio, sciroppi o succhi concentrati usati come dolcificanti. Studi osservazionali indicano che un’elevata esposizione precoce a cibi e bevande molto dolci può favorire una maggiore preferenza per il gusto dolce nell’infanzia. Per i bambini, le versioni senza zuccheri aggiunti sono considerate nutrizionalmente più prudenti.
L’origine geografica delle mandorle: impatti ambientali
Oltre alla composizione, l’origine delle mandorle solleva questioni ambientali rilevanti. Una quota significativa della produzione mondiale di mandorle proviene dalla California, che rappresenta circa l’80% della produzione globale. La coltivazione del mandorlo è notoriamente idro-esigente: diverse analisi di impronta idrica stimano che la produzione di 1 kg di mandorle richieda in media tra circa 10.000 e 16.000 litri di acqua, a seconda dei metodi di calcolo e dell’area considerata.

Negli ultimi anni la California ha affrontato periodi documentati di grave stress idrico e siccità prolungata, legati ai cambiamenti climatici e alla pressione sulla risorsa idrica. Questa realtà contrasta parzialmente con l’immagine automaticamente sostenibile che spesso accompagna le bevande vegetali rispetto ai prodotti di origine animale.
Studi di analisi del ciclo di vita indicano che, se da un lato le bevande vegetali hanno generalmente emissioni di gas serra inferiori rispetto al latte vaccino, dall’altro alcune colture come mandorle e riso possono avere un impatto significativo sull’uso dell’acqua. Non significa che tutte le bevande di mandorla siano insostenibili, ma che l’impatto ambientale dipende molto da origine, pratiche agricole e gestione delle risorse idriche. L’informazione sull’origine può quindi essere un elemento aggiuntivo nelle scelte del consumatore.
Come orientarsi tra le opzioni disponibili
La consapevolezza rappresenta il primo strumento di tutela del consumatore. Leggere l’etichetta con attenzione consente di capire cosa si sta realmente acquistando. Alcuni elementi chiave meritano particolare attenzione quando ci troviamo davanti allo scaffale del supermercato.
La percentuale di mandorle è il primo dato da verificare: una percentuale più alta corrisponde generalmente a un contenuto più elevato di nutrienti derivanti dal frutto secco. Prodotti con percentuali superiori al 5-6% avranno un apporto più vicino a quello di una bevanda casalinga, anche se restano comunque molto più diluiti rispetto alle mandorle intere.
L’origine geografica delle materie prime, quando riportata, permette di orientarsi anche rispetto all’impatto ambientale e, in alcuni casi, rispetto a certificazioni specifiche come utilizzo efficiente della risorsa idrica o agricoltura biologica. La lista degli ingredienti dovrebbe essere il più possibile essenziale: bevande con pochi ingredienti come acqua, mandorle, eventualmente un olio e sale risultano più minimaliste rispetto a quelle con molti additivi.
Gli zuccheri aggiunti vanno evitati, specialmente per i bambini. Le versioni senza zuccheri aggiunti sono da preferire in linea con le raccomandazioni internazionali sulla limitazione degli zuccheri liberi. Alcuni produttori arricchiscono le bevande vegetali con calcio, vitamina D, vitamina B12 e altre vitamine del gruppo B per avvicinare il profilo nutrizionale a quello del latte vaccino, un elemento che può fare la differenza dal punto di vista nutrizionale.
Alternative e riflessioni per scelte informate
La preparazione casalinga rappresenta un’opzione che garantisce controllo totale su ingredienti e proporzioni. Ricette standard di latte di mandorla fatto in casa prevedono spesso rapporti nell’ordine di 1 parte di mandorle secche per 3-10 parti di acqua, con valori nutrizionali che dipendono dalla diluizione e dall’eventuale filtraggio della polpa. Questa soluzione richiede tempo, ma permette di decidere personalmente la concentrazione e di evitare zuccheri aggiunti, aromi o additivi non desiderati.
Per chi preferisce l’acquisto al supermercato, risulta utile confrontare diverse opzioni leggendo attentamente le informazioni disponibili. Negli ultimi anni alcuni produttori hanno iniziato a dichiarare chiaramente la percentuale di frutta secca e l’origine, proponendo versioni con percentuali di mandorle più elevate e formule senza zuccheri aggiunti, in risposta alla maggiore attenzione dei consumatori.
Questi prodotti hanno generalmente un costo superiore, ma tale differenza di prezzo riflette nella maggior parte dei casi l’impiego di una quantità maggiore di materia prima o materie prime da filiere certificate. La questione non è demonizzare il latte di mandorla, ma riconoscere che non tutte le bevande di mandorla sono uguali per composizione, valore nutrizionale e impatto ambientale.
I nostri figli meritano scelte alimentari basate su informazioni complete e verificabili, non solo su percezioni create dal marketing. Investire qualche minuto in più nella lettura dell’etichetta può fare la differenza tra un acquisto consapevole e uno guidato da aspettative non realistiche, soprattutto quando il prodotto entra a far parte della routine quotidiana di bambini e famiglie.
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