Quando passeggiamo tra le corsie del supermercato, attratti da quel cartellino giallo che promette uno sconto imperdibile sul pecorino, raramente ci fermiamo a indagare oltre il prezzo. Eppure, dietro quella confezione in offerta potrebbe nascondersi una verità ben diversa da quella che il nostro immaginario gastronomico ci suggerisce. Il pecorino richiama immediatamente alla mente pascoli italiani, tradizione casearia secolare e sapori autentici del Mediterraneo. Ma siamo davvero sicuri che quello che stiamo acquistando corrisponda a questa narrazione?
L’arte dell’etichettatura ambigua
Il problema non riguarda necessariamente la qualità del prodotto, quanto piuttosto la trasparenza verso il consumatore. Molti formaggi venduti come pecorino utilizzano strategie di etichettatura che, pur rispettando formalmente la normativa, generano confusione sull’origine effettiva della materia prima. Un packaging che richiama i colori della bandiera italiana, immagini evocative di campagne assolate o nomi che suonano inequivocabilmente nostrani possono indurre a credere di acquistare un prodotto italiano quando, in realtà, il latte proviene da greggi allevate in paesi dell’Est Europa, nei Balcani o persino oltreoceano. Dal 2009, la normativa europea impone l’indicazione del paese di mungitura per i formaggi a pasta dura come il pecorino, ma spesso questa informazione è poco visibile, favorendo la confusione tra i consumatori meno attenti.
Dove cercare la verità tra le righe
L’indicazione dell’origine non è sempre posizionata in modo evidente. Mentre il prezzo e il nome del prodotto catturano immediatamente l’attenzione, l’informazione sulla provenienza del latte viene spesso relegata in caratteri minuscoli sul retro della confezione. Questa disposizione non è casuale: sfrutta il meccanismo psicologico per cui un consumatore attratto da un’offerta è meno incline a verificare i dettagli secondari. Il paese di mungitura rappresenta l’informazione più importante per stabilire l’origine reale del prodotto, mentre il paese di trasformazione può essere diverso, creando combinazioni che complicano la tracciabilità percepita.
Gli elementi da verificare attentamente
- Denominazioni protette: solo alcuni pecorini possono fregiarsi di DOP o IGP, garanzie che vincolano la produzione a specifici territori italiani come nel caso del Pecorino Romano DOP o del Pecorino Toscano DOP
- Sede dello stabilimento di produzione: anche se situato in Italia, non garantisce che il latte provenga da allevamenti italiani
Quando il prezzo dovrebbe far scattare un campanello d’allarme
Un pecorino autentico italiano ha costi di produzione ben definiti, legati al territorio, ai mangimi, alle normative italiane ed europee più stringenti in materia di benessere animale e tracciabilità. Quando il prezzo si abbassa drasticamente rispetto alla media di mercato, è lecito interrogarsi sulla filiera produttiva. Non si tratta di demonizzare i prodotti esteri, ma di pretendere chiarezza: un consumatore ha il diritto di sapere se sta pagando un prodotto di importazione a prezzo concordato o se sta credendo di fare un affare su un prodotto italiano. I dati del settore rivelano che nel 2023 oltre il 60% del Pecorino Romano DOP è stato prodotto con latte importato da Ungheria, Romania e altri paesi, una realtà che molti consumatori ignorano completamente.

Le conseguenze di scelte inconsapevoli
Acquistare convinti di sostenere la produzione nazionale quando in realtà si importa dall’estero ha ripercussioni che vanno oltre la semplice delusione personale. Si tratta di un meccanismo che penalizza gli allevatori e i produttori italiani, costretti a competere con prodotti che hanno costi di produzione inferiori ma vengono percepiti come equivalenti. Questo fenomeno rischia di erodere progressivamente un patrimonio produttivo fatto di piccole e medie realtà casearie che mantengono vive tecniche tradizionali e biodiversità animale. Le statistiche mostrano un calo del 15% nella produzione ovina italiana tra il 2015 e il 2023, legato anche alla concorrenza di importazioni a basso costo che stanno modificando profondamente il panorama del settore caseario nazionale.
Strategie di acquisto consapevole
Difendersi da queste pratiche non richiede competenze da esperto, ma semplicemente maggiore attenzione. Prima di tutto, è fondamentale girare la confezione e leggere l’etichetta completa, dedicando particolare attenzione alla sezione dove viene indicata l’origine del latte. Se questa informazione non è immediatamente visibile o risulta formulata in modo poco chiaro, è opportuno chiedere chiarimenti al personale del punto vendita o optare per prodotti con certificazioni di origine controllata. I pecorini con denominazione DOP offrono garanzie certificate sulla zona di produzione e sulla materia prima utilizzata, come il Pecorino Sardo DOP che richiede esclusivamente latte da ovini allevati in Sardegna. Anche i formaggi del banco taglio permettono di dialogare direttamente con il personale specializzato e ottenere informazioni dettagliate sulla provenienza.
Il valore dell’informazione nel carrello della spesa
Trasformare la spesa da atto meccanico a scelta consapevole significa riappropriarsi del proprio potere di consumatore. Ogni acquisto rappresenta un voto verso un determinato modello produttivo e commerciale. Premiare la trasparenza e penalizzare l’ambiguità è l’unico strumento realmente efficace per spingere la grande distribuzione verso pratiche più etiche. Il risparmio immediato può rivelarsi illusorio quando compromette la sopravvivenza di intere filiere produttive nazionali e la qualità complessiva dell’offerta futura. Imparare a leggere oltre le apparenze dell’etichetta non è pedanteria, ma esercizio di cittadinanza attiva anche davanti agli scaffali refrigerati del supermercato.
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