Perché tuo figlio fa i capricci anche quando dici sì: lo psicoterapeuta svela cosa stai sbagliando senza saperlo

Vedere il proprio bambino piangere o arrabbiarsi provoca in molti genitori una sensazione quasi fisica di disagio. È una reazione naturale, profondamente radicata nell’istinto protettivo. Eppure, quando questa sensibilità si trasforma in incapacità di mantenere una posizione ferma, si innesca un meccanismo che compromette lo sviluppo emotivo dei più piccoli. I bambini senza confini chiari sono più ansiosi, insicuri e paradossalmente più capricciosi.

La difficoltà nel porre limiti nasce spesso da dinamiche complesse. Alcune mamme temono di danneggiare il legame affettivo con i figli, confondendo l’autorevolezza con l’autoritarismo. Altre proiettano sui bambini le proprie esperienze infantili, magari caratterizzate da rigidità eccessiva, e cercano di compensare offrendo una libertà totale che finisce per disorientare.

Secondo la ricerca in psicologia dello sviluppo, i bambini piccoli presentano capacità di autoregolazione in fase di sviluppo durante i primi anni di vita. Richiedono quindi una guida esterna strutturata per imparare a gestire le proprie emozioni e comportamenti. Hanno bisogno di un adulto che funga da contenitore emotivo, qualcuno che stabilisca dove finisce il lecito e inizia il non consentito. Senza questa struttura esterna, il bambino sperimenta un senso di onnipotenza che genera paradossalmente angoscia.

Cosa succede ai bambini senza regole chiare

Un bambino abituato a ottenere sempre ciò che vuole sviluppa aspettative irrealistiche sul funzionamento del mondo. Quando inevitabilmente si confronterà con situazioni in cui non può avere tutto immediatamente – a scuola, con i coetanei, nella vita adulta – vivrà frustrazioni molto più intense di quelle che i genitori hanno cercato di risparmiargli.

I comportamenti capricciosi non sono semplici bizze, ma segnali di confusione. Il bambino testa continuamente i limiti proprio perché ne ha bisogno per sentirsi sicuro. È come se chiedesse: fino a dove posso spingermi? C’è qualcuno che mi ferma se esagero? Ogni cedimento comunica un messaggio ambiguo: le regole esistono, ma non sono affidabili.

La ricerca in psicologia evolutiva evidenzia che bambini cresciuti con limiti incoerenti tendono a sviluppare maggiori difficoltà nella gestione emotiva e nell’adattamento alle norme sociali. Questo accade perché l’assenza di strutture prevedibili compromette lo sviluppo della capacità di autoregolazione. Sviluppano inoltre una minore tolleranza alla frustrazione, competenza fondamentale per il benessere psicologico futuro.

Come trasformare la paura in autorevolezza

Stabilire regole efficaci non significa reprimere i bisogni del bambino, ma strutturarli dentro coordinate prevedibili. Serve distinguere innanzitutto tra bisogni e desideri: un bambino ha bisogno di mangiare, ma desidera solo caramelle. Riconoscere questa distinzione aiuta a capire quando è giusto essere flessibili e quando no.

Meglio tre regole rispettate sempre che dieci applicate a intermittenza. La coerenza conta più della quantità. Anticipare le situazioni funziona meglio che reagire: comunicare le regole prima di trovarsi nella situazione critica rende tutto più semplice. Dire al supermercato non compriamo giocattoli mentre siete in macchina funziona meglio che dirlo davanti allo scaffale, quando la tentazione è già sotto gli occhi.

Un altro principio fondamentale è accogliere l’emozione mantenendo il limite. Capisco che sei arrabbiato perché vuoi un altro biscotto, dev’essere difficile. Ma adesso è ora di cena: questa frase valida il sentimento senza cedere sulla regola. Il bambino si sente compreso, ma impara che comprendere non significa necessariamente acconsentire.

Il coraggio del disagio temporaneo

Serve coraggio per tollerare il pianto o la rabbia del proprio bambino. Ma questo disagio è temporaneo e costruttivo, mentre le conseguenze dell’assenza di regole sono durature e problematiche. Un bambino può piangere per cinque minuti perché non ottiene ciò che vuole, ma quella frustrazione gestita con l’accompagnamento emotivo dell’adulto diventa apprendimento prezioso.

Lo psicoterapeuta Jesper Juul, esperto di dinamiche familiari, sottolinea come i genitori debbano sopportare di essere temporaneamente impopolari per il bene dei figli. Non si tratta di indifferenza, ma di una forma più profonda di amore: quella che guarda al benessere futuro, non solo al conforto immediato.

Strategie pratiche per mantenere la posizione

Quando senti vacillare la tua determinazione, respira profondamente. L’ansia di vedere il bambino soffrire attiva risposte fisiologiche che offuscano la lucidità. Tre respiri profondi aiutano a ricentrarsi e recuperare la calma necessaria per restare fermi.

Ricorda sempre l’obiettivo: non stai negando qualcosa per cattiveria, ma insegnando competenze vitali come pazienza e autocontrollo. Puoi essere ferma sulle regole mentre offri vicinanza fisica. Un abbraccio mentre ripeti il no comunica ti amo, ma questo non si fa. Evita lunghe spiegazioni: con i bambini piccoli, spiegazioni complesse vengono percepite come trattative. Una frase breve e ripetuta è molto più efficace.

Qual è la tua più grande difficoltà nel dire no?
Il pianto mi spezza il cuore
Temo di danneggiare il legame
Cedo per evitare scenate pubbliche
Voglio essere diversa dai miei genitori
Mantengo sempre i limiti

Riparare il rapporto dopo aver ceduto

Se finora hai ceduto spesso, puoi cambiare rotta. I bambini sono straordinariamente adattabili. Spiega con parole semplici che alcune cose cambieranno: la mamma sta imparando a essere più chiara con le regole. A volte sarà difficile per tutti e due, ma ce la faremo insieme.

Aspettati un periodo di assestamento in cui i comportamenti capricciosi potrebbero intensificarsi: è il tentativo del bambino di verificare se le nuove regole sono davvero stabili. La coerenza nelle prime due settimane è cruciale per comunicare che il cambiamento è reale e duraturo.

Costruire confini educativi solidi richiede energia emotiva, ma libera entrambi – genitore e bambino – da una danza estenuante fatta di richieste continue e cedimenti. I bambini che sanno cosa aspettarsi sono più sereni, collaborativi e sviluppano quella sicurezza interiore che nessun giocattolo o concessione potrà mai garantire. La vera protezione non consiste nello risparmiare ogni frustrazione, ma nell’insegnare a navigarla con strumenti adeguati.

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